Violetta – La traviata
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Questo lavoro è ispirato al preludio dell’atto I, che introduce all’opera con note drammatiche e strazianti, preannunciando in modo toccante la fine della storia prima ancora che inizi. La mia è un’interpretazione simbolica, con una Violetta triste, incupita dal presagio del suo destino, il fazzoletto sporco di sangue ma anche un calice per brindare; è elegante, in attesa di quegli ospiti che la frequentano ma non la conoscono; sola, in silenzio, ma in attesa di compagnia e di trambusto; donna del XIX secolo, priva di nobili natali, che si è ingegnata come ha potuto per vivere nel mondo con qualche agiatezza in più di quelle che la sua condizione le aveva riservato. Ma non è provocante o mondana; è giovane, bella e quasi eterea, così come può esserlo una persona buona, che per amore rinuncia a tutto. Ma non è l’amore per Alfredo che la sublima e la consacra una grande e coraggiosa eroina: è l’amore in senso più grande e universale, quell’amore che è bontà e sacrificio, per la sorella di Alfredo che lei nemmeno conosce, a cui regala un roseo futuro, a dispetto della sua personale felicità.
La mia chiave di lettura è proprio quella che si focalizza sulla natura spontanea e generosa della fanciulla e non sulla vita che lei ha condotto, da cui si riscatta completamente.




